La serata si è aperta all’insegna delle assenze, eravamo presenti solo in 5 (fortunatamente si sono poi unite altre 2 persone) e dei dolci poiché, com’è ormai nostra consuetudine, chi non finisce il libro porta appunto un dolce. Io per prima non ho finito il libro per tempo e quindi ho pagato pegno! Anche Patrizia non lo ha finito perché lo ha trovato un po’ scontato,avendo letto altri libri sullʼargomento trovava,appunto, che non apportasse nulla di innovativo al tema dell’immigrazione Pakistana in Inghilterra e alla questione della religione. Gli altri pareri erano concordanti sul fatto che era scritto molto bene da un giovane autore pakistano che ha avuto il coraggio di scrivere delle verità e sotto vari punti di vista e su vari aspetti della sua religione e del suo popolo. Gela non era presente ma ci ha scritto che il libro le era piaciuto anche se aveva trovato delle difficoltà inizialmente, per i nomi che si confondevano e per il modo di scrivere un po’ prolisso che a volte “faceva perdere il filo” cosa che ha accomunato un po’ tutti. Helga e Renato, a cui il libro è piaciuto, hanno sottolineato quanto da questo libro si possono prendere spunti per svariate riflessioni. La questione si è poi spostata sui temi delle religioni e dell’immigrazione in generale ed è nato un’interessante dibattito, come sempre ci siamo confrontati ed è stato bello vedere ciò che la lettura di un libro può suscitare in ognuno di noi.
Ci siamo lasciati per ritrovarci poi a fine settembre con la lettura di “Balzac e la piccola sarta cinese”
(Lina per il Gruppo di lettura)