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lunedì 25 agosto 2014

VICOLO CANNERY - Incontro del 25.06.2014

Come molti libri in passato anche “Vicolo Cannery” di John Steinbeck ha stimolato il nostro gruppo a discutere di tanti argomenti, di valori, di regole, di modi di vivere...  Il libro del premio Nobel ci ha aperto una finestra sull’America degli anni ‘30, o meglio: su una parte della società americana di quell’epoca. Il Vicolo Cannery (che ha dato il titolo al romanzo) è una stradina di Monterey, città californiana che un tempo viveva di pesca e dei derivati di essa (l’inscatolamento delle sardine ad esempio). Steinbeck ci fa vedere un microcosmo di gente che vive ai margini della società, disoccupati, senzatetto, ruffiani, prostitute, giocatori, piccoli usurai … e ci descrive la loro amicizia con Doc, un biologo marino che vive in mezzo a questi emarginati e si sente legato a loro con molta simpatia. “Vicolo Cannery” è un racconto tragi-comico, in parte malinconico, pieno di piccole e grandi debolezze umane, ma anche di amicizia e di un profondo senso di rispetto per la vita degli altri (senza giudicarli anche se molto diversi tra di loro).
E proprio questo aspetto ha fatto partire la nostra discussione. Qualcuno dei presenti si chiedeva se fosse meglio vivere come loro (assaporando la vita con poco) o come noi (con tutte le nostre regole, ma anche le nostre sempre crescenti esigenze). Altri contestavano i caratteri dei protagonisti “fannulloni” dichiarandosi persino infastiditi da alcune parti del libro. E poi c’erano quelli (in realtà la maggioranza nel nostro gruppo) che ammiravano (e amavano) “la grande umanità” che traspira dalla descrizione dei protagonisti e dal complesso di regole e di valori che loro stessi si sono dati per la pacifica convivenza nella loro stradina e nel loro microcosmo.
Elaine (che è nata e cresciuta in USA) ha dato un contributo importante per comprendere anche le intenzioni dello stesso Steinbeck nello scrivere questo libro.  Lo stile (frasi corte, pochi aggettivi) di “Cannery Row” (così il titolo originale uscito nel 1945) faceva parte di una tendenza letteraria americana degli anni ‘40 che cercava di ridurre all’osso la scrittura, ma anche la vita. Background erano la grande depressione (scoppiata con il crollo di Wall Street nel 1929), la disoccupazione, la povertà. Elaine ci fa presente che negli USA della metà del secolo scorso esistevano “due società”, la cosiddetta “buona” in cui le donne ancora negli anni ’70 uscivano di casa indossando cappellino e guanti bianchi e la società “ribelle e di rottura” che sfociava nel movimento “beatnik” (con musica beat e libri come “On the road” per citarne solo uno).
Anche il prossimo libro (in discussione a fine agosto) è un’opera importante della letteratura del ‘900. Dopo la recente scomparsa di Gabriel Garcia Marquez abbiamo scelto il suo romanzo “Cent’anni di solitudine”.  Buona lettura a tutte/tutti!

mercoledì 6 maggio 2009

Incontro del 29.04.2009 - La valle dell'Eden

La serata, a dir la verità, è stata un po’ confusa e dispersiva (forse anche per mea culpa).
Pertanto, pur non essendo amante dell’ordine e della disciplina, suggerisco di adottare una qualche “misura cautelare” per la prossima volta, ma, come Seneca, ìndico solamente la strada e passo la palla ai più rigorosi.
Il libro in programma era La valle dell’Eden di John Steinbeck (opportunamente introdotto da Mariella la volta precedente). La discussione è stata piacevolmente interrotta da interessanti divagazioni (che spaziavano dalla Francia ai ricci e a morbi di vario genere) e deliziata dalla strepitosa torta di Emiliana. Vediamo se riesco a ricucire le fila…
Dunque, se non ricordo male, dei tredici presenti in quattro l’avevano già letto. Di questi quattro: due si sono dedicati ad altre amene letture, gli altri due l’hanno riletto con piacere. C’è poi chi l’ha preso in prestito con tutti i buoni propositi di questo mondo, senza, però leggerlo; chi avrebbe voluto prenderlo in prestito, ma non l’ha trovato; chi ha letto i primi capitoli; chi è arrivato quasi alla fine…l’unica ad aver intrapreso la lettura ex novo portandola termine, e con entusiasmo, è stata Patrizia.
La valle dell’Eden (Oscar nel 1962) si può considerare il compendio della carriera letteraria di Steinbeck, egli stesso afferma “Penso che tutto ciò che ho scritto è stato, in qualche modo, di preparazione a questo.”. Una saga familiare che vede come protagonisti non solo gli Hamilton (famiglia probabilmente ispirata a quella vera del nonno materno) e i Trask, ma anche la Salinas Valley, terra madre dello scrittore.
Il libro, o quanto meno l'idea del libro, ha entusiasmato tutti ed ha riscosso un gran successo, sicuramente per il linguaggio scorrevole, le vicende coinvolgenti e le descrizioni minuziose, ma soprattutto per l’approfondimento dei sentimenti, delle emozioni, dei pensieri, delle passioni e delle paure di ogni essere umano: un libro epico, le cui vicende scorrono davanti agli occhi del lettore come fotogrammi; la terra e i personaggi sembrano prender vita. Tutti hanno confermato l’ipotesi che Cathy fosse un mostro, e Adam, per chi ha letto il libro interamente, alla fine non è poi parso così buono come sembrava. Senza dubbio il personaggio che emerge più degli altri è proprio Cathy che, crudele e spietata, rimarrà mostro fino alla morte (se non altro era coerente).
Alla fine dell’incontro Patrizia ha introdotto il libro successivo Di là dal fiume e tra gli alberi di Hamingway di cui ha anche letto una breve biografia.
Concludo citando Steinbeck: “La cosa preziosa giace nello spirito individuale dell’uomo”.
A presto e buona lettura!

p.s. Chi va alla fiera del libro? Se tutto va bene, io dovrei essere a Torino da venerdì a domenica. Potremmo metterci d’accordo per fare il viaggio assieme e/o incontrarci direttamente là.

(Claudia per il gruppo di lettura)