Dopo la pausa estiva del mese di Luglio, stasera ci siamo ritrovati per discutere del libro in programma che era Jezabel di Irene Nemirovsky. Diverse persone erano assenti, probabilmente ancora impegnate con gli ultimi scampoli delle vacanze, ma la discussione si è rivelata come sempre appassionata e appassionante. Il libro è piaciuto a tutti i presenti: tutti hanno apprezzato lo stile della scrittrice e la trama che si è andata dipanando a ritroso. Il libro racconta la storia di una donna bellissima e ricca la cui unica preoccupazione nella vita era quella di sentirsi sempre desiderata e ammirata dagli uomini. Questo desiderio era così forte in lei da spingerla persino all’omicidio pur di non rivelare a nessuno la sua vera età. Helen ha letto che la Nemirovsky si è ispirata alla propria madre come modello per la protagonista e nonostante il libro le sia piaciuto, ha trovato un po’ troppo ripetitiva l’enfasi data a questa ossessione per la bellezza. Per Helga la figura della protagonista è decisamente antipatica, ma il libro è scritto talmente bene che le è piaciuto moltissimo. Renato conosceva già il libro, avendolo letto diversi anni fa: secondo lui l’argomento trattato è decisamente attuale, cioè il rifiuto di invecchiare, che spinge così tanta gente a nascondere il normale decadimento fisico dietro una serie di mascheramenti. Da rilevare anche la condanna inflitta a questa donna; sebbene lei si sia dichiarata colpevole e non abbia fatto o detto nulla per difendersi, le viene comminata una pena lieve e questo è dovuto al fatto che mentre lei è una donna bella, ricca e famosa, la vittima è un poveretto, senza mezzi e sconosciuto. Renato trova che questa sia un’enorme critica che la Nemirovsky fa alla società capitalista, una società in cui conta più l’apparire che l’essere. Il libro era stato proposto da Daniela, alla quale chiaramente è piaciuto molto, anche se è rimasta delusa dal finale. Personalmente ho apprezzato molto questo libro: è scritto molto bene e il modo in cui la storia si va delineando è intrigante. La protagonista mi ha ispirato compassione e pena, perché mi ha dato più volte l’impressione che si rendesse conto che il suo comportamento non fosse “normale”, ma questa ossessione per lei era così forte da non riuscire a contrastarla, nemmeno quando erano in gioco la vita di sua figlia e di suo nipote. Sono state proprio le pagine in cui la figlia lottava con sua madre per essere libera di sposarsi e di mettere al mondo il figlio che portava nel grembo, che hanno colpito Lina; le ha trovate piene di rabbia, terribili. Forse l’unico rapporto normale che questa donna aveva avuto in vita sua era quello con il marito, che sapeva come gestirla. Marinella ha apprezzato molto il libro, ma anche lei ha trovato pesante questa ossessione continua per la bellezza. Le è sembrato inumano il fatto che la protagonista abbia potuto assassinare il proprio nipote. Milena si è trovata d’accordo con tutto quello che era già stato detto e si è posta una domanda: questa donna è da giustificare o da condannare? La risposta unanime è stata né una cosa né l’altra. Infine Emiliana ha fatto notare che l’unico valore per questa donna era la bellezza, così come per altre persone può essere il denaro o il potere, ma queste sono tutte cose effimere, che non riescono portare la felicità. Da qui il discorso si è ampliato e ci siamo ritrovati a parlare degli uomini che arrivati a sessant’anni si mettono con delle giovincelle che potrebbero essere le loro figlie o addirittura le nipoti. Mentre alcuni lo fanno per potersi sentire giovani e magari invidiati, per altri si tratta della prima possibilità nella loro vita di stare con una donna, perché soffocati da madri troppo possessive che non gli hanno concesso di avere una vita normale. Così, arrivati ad una certa età, questi uomini si accasano perché non sono capaci di stare da soli e chiaramente lo fanno con più facilità grazie a tutte queste ragazze dell’est venute qui in cerca di benessere. La discussione è poi proseguita per altre strade che comprendevano i personaggi dello spettacolo, i tatuaggi, il piercing e i figli adolescenti, ma preferisco fermarmi qui. Interessante invece è stato il fatto che tutti i presenti avevano letto il libro, per cui siamo rimasti a bocca asciutta, non c’erano torte, né biscotti, nemmeno un cioccolatino da sgranocchiare! L’unico che avrebbe dovuto portare qualcosa, non avendo letto il libro, non era al corrente della nostra usanza; infatti c’è stata una new entry, il Sig. Piero della Calcinaia. Abbiamo subito provveduto a metterlo al corrente degli usi e costumi del Gruppo di Lettura, per cui restiamo in attesa della prossima serata per vedere quale pegno porterà. L’appuntamento è per mercoledì 29 Settembre con Il fu Mattia Pascal di Pirandello. Buona lettura!
(Lorena per il Gdl)